Distretti e dintorni

Celeste… è anche un colore

Il nuovo Campo giovani Lions del distretto 108 Tb fa interagire ragazzi normodotati con ragazzi ipovedenti o ciechi. Si tratta del primo campo inclusivo Lions del nostro multidistretto. Di Loris Baraldi

Se ti dico: descrivimi il celeste! Ognuno, avrà un modo diverso per definirlo e per far capire a chi ascolta che cos’è il celeste. “Su una tavolozza metti un po’ di tempera bianca e aggiungi un po’ di blu... mescola e otterrai il celeste o azzurro chiaro”. “Hai presente in inverno quando sei in montagna a sciare? Il cielo terso e pulito è celeste!”. Sono tutte descrizioni che coinvolgono la vista!
Provate però a spiegarlo ad un cieco. Non ha mai visto i colori, non sa nemmeno cosa siano i colori.
Quando decidemmo di dare vita al campo inclusivo, evoluzione del Campo Emilia Lions, con l’inserimento di ragazzi ciechi, un po’ di preoccupazione, non vi nascondo che ci assalì.
Come avremmo fatto a gestire e a far interagire ragazzi normodotati con ragazzi ipovedenti o ciechi?
Questo era lo scopo del nuovo Campo giovani Lions del distretto 108 Tb, per il quale avevamo progettato, lavorato e per il quale ci eravamo entusiasmati... ma ora era giunto il momento dell’agire, non più del progettare!
Questa preoccupazione è andata via via scemando grazie all’aiuto, ai suggerimenti e ai consigli dell’Unione Italiana Ciechi, Sezione di Reggio Emilia, alla quale ci eravamo rivolti per avere un conforto in questa nostra nuova avventura. Erano stati proprio loro a farci capire che il progetto originario, di realizzare un campo giovani specifico, non era molto gradito.
Il sogno di ogni ragazzo cieco è quello di essere considerato una persona come le altre, con un suo spazio nella società, come qualsiasi altro ragazzo. Da qui il suggerimento di aprire il nostro campo tradizionale anche ad alcuni ragazzi ciechi.
Il programma delle attività, pur tenendo conto delle innegabili difficoltà che questi ragazzi possono incontrare, avrebbe dovuto essere il più normale possibile. Escursioni in bicicletta, con un ragazzo davanti al manubrio, responsabile della direzione e un ragazzo cieco, dietro sul tandem, a dare potenza alla coppia. Gare di calcetto con palla sonora. In porta il ragazzo cieco e sul dischetto un ragazzo vedente con mascherina oscurante. Escursioni in campagna con la responsabilità di gestire un ragazzo cieco affidata, a turno, a ragazzi sempre diversi.
Pomeriggi di pioggia trascorsi a chiacchierare, ognuno con il compito di fare capire all’altro quali difficoltà ha un ragazzo cieco e quale conoscenza la nostra società ha di ciò.
Far provare a leggere con le dita, passando i polpastrelli sulle lettere in braille.
Il logo del nuovo Youth Camp Emilia Lions riporterà anche i caratteri in braille.
Sulle magliette che indosseranno i ragazzi, ci sarà la denominazione del campo in rilievo leggibile anche dai non vedenti.
Noi siamo pronti, con quel tanto di consapevole follia che ci aiuterà a realizzare un’esperienza che, siamo certi, sarà per noi indimenticabile... speriamo che lo sia altrettanto per i giovani ospiti che tra non moltissime settimane daranno vita allo Youth Camp Emilia Lions 2018/2020.
Vorrei darvi appuntamento tra qualche mese per raccontarvi com’è andata  e intanto vorrei raccontarvi un aneddoto che credo possa farci riflettere.
Un giorno chiacchierando con un ragazzo cieco mi scappò la frase “…hai visto mai…”.
Subito me n’accorsi e mi scusai con lui.
“…perché ti scusi?” -
“…sai ho usato una frase un po’ infelice…”.
“guarda che l’imbarazzo è ingiustificato e solamente vostro, di persone definite normali. Io non mi sento assolutamente anormale. È vero mi manca uno dei 5 sensi, la vista. I miei occhi non vedono, ma ho due orecchie che mi trasmettono i suoni di tutto ciò che mi circonda, ho un naso che mi riporta tutti gli odori, ho le mani che sentono tutto ciò che mi è vicino, ma soprattutto ho un cervello che sintetizza tutto e mi fa percepire le emozioni. Non so come sia vedere, ma ho la sensazione, a volte, che le mie emozioni siano più intense perché non vengono distratte da quelle che voi definite immagini”.
… e allora...
Celeste è il Bolero di Ravel all’inizio… poi diventa azzurro, blu, indaco…
Celeste è la Suite del Peer Gynt di Edvard Grieg… poi diventa azzurro… blu…
Celeste è fare pace dopo una grossa litigata.
Celeste è il profumo delle zagare portato dal vento.
Celeste è riuscire a far capire ad un ragazzo, che non ha mai visto i colori, di cosa si sta parlando.
Helen Keller nel lontano 1925 alla Convention Internazionale in Ohio terminò il suo intervento con queste parole: “Mi appello a voi Lions, voi che vedete e sentite, voi che siete forti generosi e cortesi, volete diventare cavalieri dei non vedenti in questa crociata contro le tenebre? Vi ringrazio!”.
Noi ci proviamo! We serve!

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