Mondolions

Costruttori di civiltà

Cinque domande sull’economia e sul ruolo del lionismo nella società post moderna. Intervista al prof. Stefano Zamagni. Di Giulietta Bascioni Brattini *

Stefano Zamagni è docente di Analisi economica delle istituzioni e di Economia civile dei sistemi di welfare presso la Facoltà di Economia di Bologna nonché Presidente del Comitato Scientifico della Scuola Superiore di Politiche per la Salute dell’Università di Bologna e dell’Agenzia per le onlus di Milano.
 Durante il 56° Europa Forum di Bologna del 2010 ha tenuto una relazione sul tema “Il ruolo del Lionismo nella società post moderna”. Le sue riflessioni hanno suscitato molto interesse e notevoli consensi nei Lions italiani. Con grande attenzione alle sue autorevoli opinioni rivolgo al professor Zamagni alcune domande, anche alla luce delle difficoltà di carattere economico che stanno ridisegnando i contorni della situazione socio-politica nazionale e, più ampiamente, planetaria.

Professore, l’attuale momento di crisi in quale misura è da ascrivere ad una “crisi della politica” e quanto ai meccanismi dei mercati finanziari?
La crisi attuale è figlia di una profonda crisi della politica. Non si dimentichi, infatti, che è a partire dalla fine degli anni 70 che inizia negli USA quel processo di liberalizzazione dei mercati dei capitali che porterà, poi alla scomparsa di ogni controllo e di ogni divieto nell’esercizio dell’attività speculativa. A rimorchio degli USA, fecero altrettanto i paesi europei. E’ come aprire le porte del recinto dei leoni e meravigliarsi poi che questi sbranino coloro che trovano sulla propria strada. I leoni sono i mercati finanziari; i guardiani che hanno aperto le porte sono stati i politici. Tocca dunque ad essi riportare i leoni dentro il loro recinto, per restituire al mercato la sua missione fondamentale che è quella di accrescere il tasso di civilizzazione della società.

Quali dovrebbero essere, secondo lei, gli spazi ed i tempi di azione del Governo di transizione che il Senatore Mario Monti sta guidando?
Il governo Monti è nato per fronteggiare la seconda fase della crisi, quella dei debiti sovrani (la prima fase fu quella innescata dai debiti privati: quella dei mutui subprime). Lo spazio di azione dell’attuale governo è veramente ristretto. Infatti, se “fa bene” crea gelosia nei partiti che lo sostengono, i quali per non subire una delegittimazione sociale lo licenzieranno. D’altro canto, se non fa bene, cioè se non raggiunge gli obiettivi che gli sono stati assegnati, verrà fatto cadere prontamente. E’ questo un autentico superparadosso: i partiti principali mentre sostengono il governo “tecnico” perché non possono farne a meno, lo criticano (più o meno aspramente) perché temono che faccia meglio di loro.

Quella che stiamo vivendo è sicuramente una fase storica che ci impone scelte decise, per avviarci nella giusta direzione quali strade sono da percorrere?
In condizioni del genere, il governo Monti dovrebbe usare con decisione e convinzione l’arma della minaccia credibile nei confronti dei partiti della maggioranza: “Se non mi consentite di realizzare le seguenti riforme strutturali, indispensabili al paese, mi dimetto dopo avere illustrato alla cittadinanza le ragioni del gesto”. Una minaccia del genere sarebbe credibile perché un governo tecnico non ha interessi di parte di tipo elettorale da difendere. Ma soprattutto un governo tecnico non è inchiodato al “cortotermismo” (short-termism) che è il vero cancro del modello elistico-competitivo di democrazia tuttora dominante nelle società occidentali. (E’ alla democrazia deliberativa che dobbiamo mirare; ma i partiti italiani neppure vogliono sentirne parlare!).

Lei ha avuto un ruolo primario nella nascita di Banca Etica, indubbiamente uno strumento importante di civilizzazione. Quali prospettive pensa che questa possa avere nel prossimo futuro?
La Banca Etica ha svolto, nel nostro paese, il ruolo di minoranza profetica. Dopo la sua nascita, altre opere di finanza etica hanno visto la luce e tante altre sono in cantiere. Ciò apre alla speranza. E’ ormai diffuso il convincimento secondo cui non è affatto vero che l’attività finanziaria debba avere fini esclusivamente speculativi. Anche perché storicamente la finanza è nata - e così ha funzionato per alcuni secoli - come ponte tra chi risparmiava risorse monetarie e chi ne aveva bisogno per i propri investimenti. Dunque, la finanza è un mezzo per un fine - questo è l’etimo della parola “finanza” - e non già un fine in sé. Averla considerata tale è stato il grande errore commesso nell’ultimo quarto di secolo; da cui la finanziarizzazione dell’economia.

Come sicuramente sa professor Zamagni, l’attuale Presidente internazionale del Lions Clubs International, Wing Kun Tam, ha lanciato a tutti i Lions la sfida di piantare, entro il prossimo luglio, un milione di alberi, e contribuire a rendere il mondo un luogo migliore in cui vivere. Ad oggi sono stati piantati circa sei milioni e quattrocentomila alberi, superando così le più rosee previsioni. E’ un esempio di quanto la nostra associazione sia in grado di realizzare per la salvaguardia di beni di uso comune. Pensa che questo possa essere il segnale di una sensibilità crescente verso l’impegno civile su una base da lei correttamente definita “trasnazionale”? Ed in che modo i Lions possono svolgere il loro ruolo, in questo contesto politico particolare ed in prospettiva futura, per una ricostruzione e per una autentica “rivitalizzazione” di civiltà?
L’iniziativa del Lions Clubs International è centrata e di centrale rilevanza. E infatti sta avendo grande successo. Il senso della stessa (e di tante altre iniziative del genere) è presto detto: risvegliare l’attenzione sulla questione dei commons, cioè dei beni comuni. Questi si distinguono in beni privati e in beni pubblici. Ora, mentre per assicurare un livello adeguato di beni privati, un bel oliato meccanismo di mercato è quel che si richiede e per garantire una fruizione ottimale di beni pubblici ci vuole un governo illuminato ed efficiente, nei confronti dei beni comuni occorre inventare modelli di governance che abbiano come loro primo attore la società civile organizzata. Ecco il ruolo fondamentale del Lionismo: fungere da matrice del processo di transizione dell’ordine sociale dicotomico - pubblico e privato - all’ordine sociale tricotomico: pubblico, privato, civile. Se i Lions contribuissero a far capire con le parole e con i fatti che il benessere dei cittadini di una società avanzata come la nostra dipende anche dalla disponibilità dei beni comuni e non solamente dai beni privati e pubblici, avrebbero ampiamente dimostrato di aver risposto alla loro delicata missione, che è quella di essere costruttori di civiltà.

*Governatore del Distretto 108 A e delegato dal Consiglio dei Governatori alla stampa, pubbliche relazioni e comunicazione.