Distretti e dintorni

Giovani a rischio

Nonostante le campagne di stampa, in questo momento un po’ sopite, e gli inviti alla prudenza, alla responsabilizzazione di chi guida e alle raccomandazioni di far guidare chi è sobrio, la perdita di vite umane al ritorno dalle discoteche o dai luoghi di divertimento non accenna a diminuire. Di Marcello Paris

Secondo l’Istituto superiore di Sanità le cause principali delle morti su strada sono da imputare ad incidenti provocati da conducenti in stato psicofisico alterato. Questi sono il 30% del totale dei sinistri che avvengono ogni anno in Italia. Inoltre, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani e, comunque, per coloro che hanno meno di 40 anni. In particolare nei fine settimana, soprattutto estivi, e nelle fasce orarie tra le 22 e le 6 del mattino.
In molti Paesi del Nord Europa si sta diffondendo l’uso per cui chi nella compagnia è “designato a guidare” deve rinunciare alle pasticche e a bere, per riportare a casa sani e salvi tutti gli amici.
Purtroppo la sottovalutazione del pericolo è molto forte anche in chi è nel pieno delle proprie facoltà psico-fisiche. Spesso nel giovane c’è la convinzione che “tanto a me non succede, sono troppo bravo e accorto”. E se questo è vero in colui che è sobrio possiamo immaginare quale possa essere la reazione incosciente di chi è alterato dall’alcool o da droghe.
Malauguratamente il fenomeno sta “aggredendo” fasce di ragazzi e ragazze sempre più giovani, in un crescendo preoccupante.
Sul fenomeno delle stragi si riportano i pareri di tre illustri studiosi per cercare di capire quali sono le motivazioni che spingono tanti giovani a tali comportamenti.
Per il filosofo e psicologo Umberto Galimberti “Nei giovani c’è un desiderio di confrontarsi con la morte. I ragazzi hanno un rapporto con la morte molto più denso, significativo e drammatico di quanto non lo abbiano gli adulti. Però è anche vero che la morte non va individuata nello scontro in macchina il sabato sera, ma nel rapporto con la droga e l’alcol. Bisogna distinguere gli effetti dalle cause. Il fatto di trovare la morte in auto è semplicemente un effetto, il rapporto con la morte avviene prima con l’assunzione di droga. (…) In epoca storica, c’erano le guerre. Adesso non ci sono più né riti iniziatici né guerre e allora il desiderio di morte è vissuto individualmente, con la ricerca dell’alcol e della droga”.
Il sociologo Sabino Acquaviva accosta alcune di queste morti al suicidio “Nelle stragi del sabato sera la componente del suicidio c’è certamente. Naturalmente non riguarda tutte le morti del dopo discoteca, ma solo alcune. Se andiamo a vedere dove accadono questi fenomeni scopriamo che accadono proprio in quelle regioni dove il tasso dei suicidi è più alto, le regioni più ricche. Poi nelle morti del sabato sera ci sono anche altri fattori che contano come l’emulazione del più forte, la voglia di primeggiare, il brivido della velocità. L’unico rimedio è cambiare il modello di civiltà”.
Non è di questo parere lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet il quale afferma “In nessun caso nelle morti del sabato sera si tratta di suicidio. Prima di tutto il togliersi la vita è un atto singolo. Non ci si suicida in compagnia se non in casi rarissimi. Il sabato sera le vite sono a rischio perché i ragazzi cercano di vivere dopo una settimana orrenda, vuota. I morti del sabato sera provengono in gran parte da classi medio basse. Sono ragazzi che vivono una vita assolutamente ripetitiva, vuota, con poche prospettive. Il punto di partenza per una discussione seria sui suicidi giovanili non è il sabato sera, ma andare a vedere cosa succede dal lunedì al venerdì”.
Dunque pareri discordanti che le ricerche, anche più recenti, non rivelano appieno. I motivi sono i più svariati e di difficile interpretazione anche per gli esperti.
Come i Lions sanno la materia è stata oggetto di “tema studio” nazionale e il lavoro compiuto è stato intenso e capillare. Sicuramente molto più incisivo e costante di quanto fanno le istituzioni che dovrebbero essere in prima linea con convinzione e continuità per combattere questa piaga. Non bastano sporadici e occasionali controlli delle forze dell’ordine per educare e all’occorrenza reprimere le devianze.
Moltissimi club lions, e in alcuni casi i Centro Studi del lionismo, in accordo con le autorità scolastiche, la Polizia stradale e le Prefetture, hanno indetto seminari, incontri nelle scuole, convegni e concorsi ai quali hanno preso parte centinaia di studenti per lo più degli ultimi anni delle superiori.
Crediamo di essere nel vero se diciamo che la loro partecipazione non è stata determinata dalla compiacenza verso gli insegnanti o per i premi messi in palio a favore dei primi classificati ma per la genuina convinzione di volere essere protagonisti al contrario di un fenomeno diffuso che molti di loro non capiscono. Naturalmente quanto hanno fatto e fanno i lions per combattere questo deleterio fenomeno è una goccia nel mare ma (non ricordo chi lo ha detto) se quella goccia non ci fosse mancherebbe al mare.