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Un esercito silenzioso
Contarli uno per uno per indicarne il numero preciso è impossibile... Sono gli italiani impegnati in un’attività di volontariato. Di Antonio Marino
Sono pagliacci dal naso rosso ma dal camice bianco che fanno ridere i bambini nelle corsie degli ospedali, sono amici preziosi degli anziani bisognosi d’aiuto, sono difensori instancabili del patrimonio artistico e dell’ambiente, sono esperti e tecnici pronti alle chiamate della protezione civile. Sono gli italiani impegnati in un’attività di volontariato, una realtà che molto spesso passa quasi inosservata e che talvolta diventa all’improvviso protagonista - come all’isola del Giglio - quando il disastro è grande e conquista le prime pagine dei giornali e mostra a tutti questo esercito silenzioso di gente la cui ambizione è solo quella di dare una mano.
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I Lions per i giovani
In 208 paesi noi Lions realizziamo progetti mirati per rispondere ai bisogni specifici dei giovani. Tramite il Lions Quest abbiamo portato nelle aule insegnamenti di vita pratica a milioni di adolescenti nel mondo. Da quando, nel 1984, il Lions Clubs International ha lanciato il programma Lions Quest, più di 1 milione e mezzo di ragazzi ogni anno hanno beneficiato della nostra iniziativa. Il progetto è impostato su tre programmi di prevenzione, studiati per diverse fasce d’età, pensando ai ragazzi mentre avanzano nelle fasi critiche della vita, verso l’età adulta.
In prima linea nella nostra azione di servizio ci sono i nostri Leo Club, che con la forza e l’entusiasmo della loro giovinezza sanno concretizzare quei principi di Leadeship, Esperienze e Opportunità che danno loro il nome. I nostri Leo club offrono opportunità di servizio che ispirano e supportano la leadership nei giovani a partire dai 14 anni, fornendo loro la possibilità di apprendere, crescere e servire, partecipando a progetti di servizio comunitario.
Altro nostro fiore all’occhiello, purtroppo non sufficientemente utilizzato, sono gli scambi giovanili e i campi per la gioventù. Il programma è stato adottato nel 1961.
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E’ eccitante e bello essere Lion
Ritrovare la gioia del lavoro di squadra, l’orgoglio della appartenenza, la soddisfazione del proprio io sociale che la vita di oggi penalizza. Intervista al Presidente Internazionale Emerito Pino Grimaldi. Di Alessandro Emiliani
Visto il tema che la Rivista intende esaminare, pensi che, come alcuni dicono, la motivazione sia il frutto della partecipazione?
E’ esattamente il contrario. In qualsiasi organizzazione il problema è avere soci od operatori motivati. Le Chiese ne sono antico e costante esempio. Un po’ meno - ma anche - i partiti politici.
Questo assunto è stato felicemente riproposto in maniera cogente dal Presidente Wing-Kun Tam con il suo logo concettuale (non programma come erroneamente viene chiamato) “I believe”.
Che indica in maniera ineccepibile che se io, Lion singolo, non “credo” nella filosofia solidaristica di LCI, nella possibilità e nel dovere morale di dare ciò che posso ai meno fortunati, essere leader globale nelle comunità e nell’universo della comprensione internazionale (vedi nostra missione e visione), non posso essere un buon socio e dunque o mi emendo o è meglio che me ne vada!
Si, ma come appare il grado di partecipazione, passione, impegno reale dei Lions Italiani? Insufficiente, sufficiente, migliorabile o addirittura superiore all’atteso?
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Costruire la pace... l’impegno dei lions
Il dialogo interculturale per garantire la pacifica convivenza dei popoli. La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani. Di Antonio Laurenzano
Promuovere la pace attraverso uno sviluppo sostenibile. Garantire cioè a tutti i popoli della terra libertà e giustizia sociale, assicurare forme di governo democratiche. E’ la nuova mission del lionismo del Terzo Millennio con la “Carta della cittadinanza umanitaria”, una sfida per la tutela dei diritti umani fondamentali e per la promozione di uno sviluppo inteso come libertà. Costruire cioè “un futuro nel quale nessun cittadino dovrà stendere più la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto”. In un’epoca segnata da grandi tensioni in tante regioni della terra, il messaggio di fratellanza di Melvin Jones, nella sua universalità, alimenta sempre più la speranza di un mondo migliore. Conflitti etnici, crisi alimentari, diritti umani violati attraversano la quotidianità di intere popolazioni, riproponendo il problema della giustizia sociale e di un modello di sviluppo costruito sulla pace, sulla tolleranza e sulla solidarietà.
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Noi e gli altri… come parlare di noi
Gli ultimi due decenni hanno apportato un profondo mutamento nel campo delle Pubbliche Relazioni e della Comunicazione. La telefonia mobile, l’informatizzazione diffusa a tutti i livelli, hanno rappresentato una vera rivoluzione globale nel costume sociale, politico, economico e culturale del nuovo millennio, della quale ancora non riusciamo a definire chiaramente i contorni e le implicazioni.
Nell’era digitale è un fatto certo che l’informazione tramite quotidiani sia in netta e continua discesa e dai dati prodotti dal Censis si deduce che gli italiani che scelgono Internet sono ormai oltre il 50%.
Le difficoltà generali legate ad una perdurante crisi economica mondiale, la precarietà politico-sociale di vaste aree geografiche, la povertà valoriale ed etica sono elementi che consolidano da un lato le strutture portanti dell’edificio dei nostri scopi e dei nostri valori etici ma dall’altra ne rendono sempre più spogli e precari i suoi interni, prova ne è il livello di conoscenza molto basso, a volte erronea, delle nostre finalità e della reale portata delle nostre realizzazioni, soprattutto a livello nazionale.
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Un progetto... per i giovani
Il service nazionale di quest’anno ha l’obiettivo di informare gli studenti delle scuole medie superiori su come evitare l’insorgenza di molti tumori o come aumentare la possibilità di guarigione.
Il coinvolgimento dei giovani è fondamentale, perché vi sono tumori che sono particolarmente frequenti alla loro età e perché molte neoplasie che si manifestano in età media-avanzata iniziano il loro percorso quando chi si ammala è ancora giovane.
La necessità di informare e coinvolgere i giovani sui pericoli dei tumori è condivisa dai Ministeri della Salute e dell’Istruzione, da molte società scientifiche, da associazioni di volontariato e ha patrocini prestigiosi, primo fra tutti il Senato della Repubblica, ma solo i Lions possono essere la task-force in grado di portare avanti il progetto in modo costante nel tempo, perché solo i Lions coprono l’intero territorio italiano.
Attraverso il “Progetto Martina” noi possiamo comunicare con i giovani. E lo possiamo fare dopo aver letto i risultati dei questionari che gli studenti hanno compilato in questi ultimi anni al termine di ogni incontro programmato dai responsabili del “Progetto”. Questo continuo contatto sul campo ci ha permesso di sapere che gli studenti non hanno paura di questo argomento e capiscono il linguaggio dei medici. Inoltre, grazie ad un secondo questionario compilato dagli studenti ad un anno di distanza dall’incontro, si evince che oltre il 90% dei ragazzi ricorda bene ciò che ha ascoltato l’anno prima e ha tenuto conto delle raccomandazioni ricevute.
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Europa si, Europa no?
Europa, svegliati! E’ l’appello lanciato nel corso del convegno nazionale sul futuro del Vecchio Continente, organizzato in occasione della “Festa dell’Europa 2011”. Di Antonio Laurenzano
Dal fronte economico (crisi greca) a quello politico (crisi libica), l’Ue sembra aver smarrito la strada che Robert Schuman tracciò a Parigi il 9 maggio 1950 con la storica dichiarazione: “L’Europa non si farà in un attimo, né in una costruzione d’insieme. Essa si farà attraverso delle realizzazioni concrete, che creino innanzitutto una solidarietà di fatto”.
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I giovani e le sfide del futuro
Per offrire ai giovani un futuro più sostenibile sarebbe opportuno attivare alcune proposte, che costituiscono un buon punto di partenza per ulteriori iniziative. Di Vincenzo G. G. Mennella
Da una società del dopoguerra che si era trovata in enormi difficoltà avendo l’onere della ricostruzione ma che con l’entusiasmo del rinnovamento aveva generato benessere e migliorato culturalmente e socialmente il paese siamo passati attraverso due generazioni, ad una “società fluida”, caratterizzata dalla precarietà e dall’indistinto in tutti i suoi aspetti.
Le agenzie educative (famiglia, scuola, chiesa), hanno perso la loro autorevolezza e talora preferiscono “lasciare andare” piuttosto che intervenire e spesso lasciano pericolosamente il ruolo che era loro proprio ai mass-media e alla televisione.
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La lunga marcia verso la costituzione
Mai i giovani abbiano a dimenticare il lungo e sofferto cammino compiuto per trasformare in Legge fondamentale dello Stato quei principii di libertà, di eguaglianza e di giustizia sociale che sono alla base dell’Italia di oggi. Di Carlo Moiraghi
I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Sono le parole dell’articolo 34 della Carta Costituzionale nata nel clima di impegno civile e di generosa tensione morale che accompagnò la fatica dei padri costituenti. Un Italia ferita e semidistrutta ma non disorientata, non incerta nei suoi passi. Un’ Italia che doveva la libertà riconquistata alla coerenza ideale dei suoi figli migliori prima ancora che alla forza delle armi. Negli anni bui della dittatura fu merito dei Croce, dei Pertini, dei Saragat, dei La Malfa, degli Omodeo, nell’esilio non meno che in Patria, se non fu interrotto il legame tenue ma tenace con la cultura dell’Occidente e dell’Europa democratica contro il provincialismo arrogante del fascismo.
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L'Africa del mio cuore
Penso che sia la prima volta in sessant’anni di lionismo che un Governatore, prima, ed un Presidente del Consiglio dei Governatori, l’anno dopo, partecipi ad una missione in Africa, nel nostro caso, in Burkina Faso. Stefano Camurri Piloni lo ha fatto 5 volte in tre anni. Le ultime due da DG e da CC, nonostante gli impegni gravosi che le due cariche comportano. Stefano è ammirevole e, ne sono convinto, continuerà a farlo anche in futuro, perché ama la sua “seconda casa”, il Burkina, e ama ancor di più quei bambini che tanto hanno bisogno di lui. L’ultima missione il CC l’ha compiuta dal 5 al 12 febbraio… (S.M.)
Scendo dall’aereo a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, e mi trovo nella mia seconda casa, nella quale posso sentire gli odori, vedere i colori, partecipare alla la vita africana, che porto sempre nel mio cuore.
E’ la mia quinta missione operativa in quella terra e, forte di questa esperienza, scruto con curiosità le reazioni dei colleghi che per la prima volta vivono questa esperienza.
Nei loro volti leggo un certo smarrimento, dovuto al fatto che non ci troviamo all’interno di un moderno aeroporto; in loro c’è quasi la paura di essere inghiottiti da un mondo che, per chi non lo conosce, appare alieno.


